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Nicolò dell’Abate – alla corte dei Boiardo

Il Paradiso ritrovato 10 maggio – 11 ottobre Rocca dei Boiardo Scandiano (RE) Orari: Mar Ven: 15,30 – 19,00 / Sab Dom: 10,00 – 19,00 Info: ufficio Cultura Comune di Scandiano Tel. 0522764257 – l.mammi@comune.scandiano.re.it

 

0-GIUSTOI dipinti murali realizzati da Nicolò dell’Abate per il conte Giulio Boiardo, tra il 1540 e il 1543, si credevano tutti prelevati, con la tecnica dello “stacco” e dello “strappo”, tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Soltanto nel 2003, col ritrovamento di una serie di suggestivi Paesaggi, nella Rocca di Scandiano è stata svelata un’importante testimonianza dell’intervento di questo protagonista del Manierismo europeo. Opere nascoste per secoli, al di sotto di strati di scialbo, nelle lunette dell’antica Sala del Paradiso, dalla cui volta, tra la fine del 1847 e l’inizio del 1848, furono asportate “a strappo” le pitture murali di Nicolò, trasferite come dipinti da collezione nella Galleria del duca Francesco V d’Austria Este, all’interno del Palazzo Ducale di Modena, e ora conservate nella Galleria Estense, assieme a quelle prelevate “a massello” sul finire del Settecento dal duca Francesco III d’Este, in gran parte provenienti dal Camerino dell’Eneide. Oltre a esporre tutte le testimonianze pittoriche e decorative provenienti da questo storico edificio, la mostra dà conto degli interventi di restauro recentemente effettuati sui brani di pittura ritrovati, così come di quelli architettonici ancora in corso, e non manca di sottolineare la centralità dell’intervento scandianese di Nicolò attraverso una sezione sulla storia letteraria ispirata ai temi epici dell’Orlando innamorato e alla fortuna cinquecentesca del poema; una sezione musicale, con l’esposizione di strumenti musicali antichi in rapporto alle raffigurazioni musicali nella pittura di Nicolò dell’Abate; una sezione sugli interventi di trasformazione architettonica dell’edificio, con l’esposizione di piante, mappe e progetti; e infine la sezione sulla fortuna ottocentesca delle pitture murali scandianesi di Nicolò dell’Abate, ben documentata dagli scritti di Giambattista Venturi e dalle loro traduzioni incisorie.