Arte contemporanea

andy warhol marilyn monroeLa scritta luminosa si accende tutte le sere sulla GAM di Torino: "Tutta l’arte è stata contemporanea". L’opera di Maurizio Nannucci sottolinea il fatto che anche i grandi maestri del passato, da Giotto a Cèzanne, sono stati un tempo artisti contemporanei. Eppure il concetto stesso di arte contemporanea è, oggi, uno dei più sfuggenti. Per qualcuno parte dalla fine degli anni Sessanta, per altri dal secondo dopoguerra. C’è chi definisce come arte contemporanea quella realizzata da artisti viventi (ma resterebbero fuori on solo la generazione di Pollock e Warhol, ma anche Basquiat e Gonzales-Torres), e chi tende a farvi rientrare solo chi è nato dopo il 1945. Qualcuno, infine, distingue tra un contemporaneo storicizzato e una sorta di contemporaneissimo, cioè le ultime tendenze dell’arte. Perfino Sotheby’s e Christie’s hanno idee diverse sull’argomento. Gli stessi artisti finiscono per la prima nelle aste di Contemporary art, per la secondain quelle di Post-war and contemporary art e sambra questa, tutto sommato, la tesi preferibile.
m. duchamp, 1917Marcel Duchamp mette tutti d’accordo. I suoi Readymade hanno cambiato il cordo della storia dell’arte, e aperto infinite, nuovissime strade, battute per mezzo secolo da Manzoni e Klein, Lichtenstein e Twombly, Koons e Hirst. Il primo Readymade fu lo scolabottiglie, un oggetto da cantina promosso ad arte con la semplice apposizione della firma di Duchamp nel 1913. Il più famoso è certamente la Fontana del 1917, un orinatoio acquistato sulla Quinta strada di New York ed esposto rovesciato, con la firma R. Mutt, dove le iniziali stanno per Readymade. L’opera originale è andata perduta, e ci è pervenuta grazie ad una fotografia di Alfred Stieglitz, che in seguito, secondo il biografo di Duchamp, potrebbe averla gettata via. Un destino comune a tutti i primi Readymade. Con il suo stupefacente 50 cc. air de Paris, del 1918, Duchamp ha anticipato di più di quarant’anni i Corpi d’aria di Piero Manzoni.
francis baconDal secondo dopoguerra l’arte contemporanea ha registrato un diluvio di invenzioni, negli USA dall’Espressionismo astratto e dalle invenzioni di Rauschenberg e Jasper Johns, che hanno anticipato la Pop art, fino alle miracolose curvature delle sculture di Serra. Altri capiscuola nascono in Germania, con Beuys e Richter, in Inghilterra con Bacon e Freud, in Italia con Fontana e Burri e in Danimarca con Eliasson. Con il tempo alla pittura e alla scultura si sono affiancate, con paru dignità, la Performance e l’Installazione, òa Videoarte e mille declinazioni della fotografia contemporanea, con il trionfo di Cindy Sherman e Richard Prince. Concetti come la rarità e l’autografia hanno visto evaporare la loro importanza. Nel settembre 2008 Hirst ha incassato 200 milioni di dollari vendendo a Sotheby’s 223 opere, nuove di zecca, che ripercorrono i soggetti di tutta la sua produzione. Nonostante tante rivoluzioni, per misurare un artista resta valida la domanda che si poneva Walter Sicker un secolo fa: "Hanno realizzato opere tali che sarà impossibile, d’ora in poi, comportarsi come se non fossero esistiti?".

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